Chiesa arcipretale
Un cantiere lungo diciassette anni
Prima pietra il 27 dicembre 1914, muratura completa nel 1931: diciassette anni di cantiere letti nelle pagine archiviate dell’ex sito parrocchiale, fra guerra, epidemia e una data d’inizio che le fonti non condividono.
La prima pietra della chiesa arcipretale di Trebaseleghe fu posata il 27 dicembre 1914, e la parte muraria fu dichiarata completa nel 1931: diciassette anni esatti, conta la pagina «La Chiesa» dell’ex sito parrocchiale nella versione archiviata del 14 maggio 2008. Una durata simile non si spiega con il ritmo dei cantieri: fra le due date stanno una guerra mondiale, un’epidemia e una ripresa cominciata otto anni dopo l’inizio.
Le due date di uno stesso inizio
La pagina «Storia» dello stesso sito, archiviata il 31 luglio 2007, fa iniziare i lavori nel 1913, su disegno dell’architetto Domenico Ruolo (1861-1945), quando era arciprete don Vittore Reginato (1879-1961), e descrive l’edificio di linea gotico-romanica. La voce di Wikipedia dedicata al comune conferma il 1913, parla di stile neogotico e chiama il progettista Domenico Rupolo. La pagina «La Chiesa», archiviata un anno dopo, ignora il 1913 e pone la prima pietra al 27 dicembre 1914. Le due date non si conciliano e nessuna delle due pagine spiega il rapporto con l’altra: il modo onesto di procedere, quando le fonti non concordano, resta riportare entrambe le versioni con le loro date.
Perché i muri restarono fermi a tre metri?
La pagina «La Chiesa» registra che i lavori si interruppero con la prima guerra mondiale, fra il 1915 e il 1918, quando i muri perimetrali erano arrivati a tre metri dal suolo. Per almeno quattro anni l’edificio restò fermo a quell’altezza. Nel solo 1918 la stessa pagina conta, nell’epidemia detta «spagnola», oltre centoventi vittime nel paese: in un villaggio colpito a quel modo la fabbrica della chiesa non poteva che aspettare. Le fonti non dicono in che stato i tre metri di muro arrivarono alla ripresa.
La ripresa passa dalla Castellana
Il 1922 è l’anno della ripresa. Tra i fatti di quegli anni la pagina «La Chiesa» ne ricorda uno che esce dal recinto del cantiere: la Giunta Municipale cedette gratuitamente il terreno per l’ampliamento della svolta stradale sulla Castellana. La voce di Wikipedia sul comune spiega il gesto: la strada statale 245 Castellana collega Mestre ai dintorni di Bassano del Grappa, il capoluogo si è sviluppato lungo questa arteria, e quell’arteria divide il Municipio dalla chiesa arcipretale al centro del paese. Ridisegnare la svolta della Castellana significava toccare il suolo su cui il paese, il municipio e il cantiere si fronteggiavano. Quanto terreno la giunta abbia ceduto, e a chi, le fonti disponibili non lo precisano.
Dov’era l’organo mentre si costruiva?
Nella vecchia chiesa, sopra la porta maggiore, stava l’organo inaugurato nel 1872: un primo strumento era stato posato nel 1725, nel 1808 l’arciprete ne aveva disposto la sostituzione, nel 1870 i capi famiglia avevano nominato una commissione, e il nuovo organo era stato inaugurato due anni dopo. Nel luglio 1924 toccò anche a questo strumento cedere il passo: fu rimosso per la prosecuzione dei lavori e portato alla chiesa parrocchiale di Fiumicello, dove secondo la pagina «La Chiesa» si trova ancora. La stessa pagina contiene un’informazione invecchiata: assicura che l’organo attuale lavora dal 1968, dopo lavori di migliorie risalenti al 1939, mentre la pagina «Organo» archiviata il 18 gennaio 2013 e la scheda tecnica archiviata il 27 marzo 2014 collocano l’arrivo dello strumento attuale fra il 2002 e il 2003 e la sua inaugurazione al 12 aprile 2004. La pagina del 2008 non era stata aggiornata, e va letta come documento della sua epoca.
Tredici anni per il transetto
Il 27 dicembre 1927, tredici anni dopo la prima pietra, la pagina «La Chiesa» registra tre risultati conseguiti insieme: il transetto inaugurato con la benedizione del Vescovo, la cripta terminata, la nuova sacrestia compiuta. Lo stesso giorno i parrocchiani offrirono all’arciprete il gruppo ligneo della Pietà dello scultore Sigifrido Demetz, per il venticinquesimo di sacerdozio; il gruppo fu collocato nella cripta, allora appena conclusa, stesa sotto tutto il presbiterio e divisa in tre navate da due file di esili colonne di pietra bianca d’Istria. Del tempo lungo dell’edificio, la cripta e il battistero custodiscono le tracce più antiche: il battistero è l’unica parte della chiesa che risale al Trecento.
Diciassette anni, contati su una pietra
Nel 1931 la parte muraria risultava completa, con l’insieme che la pagina «La Chiesa» descrive: impianto basilicale a croce latina con tre navate, capriate lignee e cassettoni di legno, quattordici colonne monolitiche di marmo rosso di Verona, archi a sesto acuto, monofore con vetro «cattedrale giallo» e rosoni a rulli colorati. Per leggere l’interno e i materiali conviene tenere presente la cronologia: quando l’epidemia colpì il paese, nel 1918, dell’edificio esistevano tre metri di muro, e ciò che oggi sta al di sopra di quella quota è posteriore alla ripresa del 1922.
Messe in colonna, le tappe documentate mostrano dove il tempo si concentrò: i primi tredici anni servirono a chiudere il transetto, gli ultimi quattro a completare il corpo dell’edificio. Le date vengono dalla pagina «La Chiesa» del 14 maggio 2008; il conteggio parte dal 27 dicembre 1914.
| Data | Che cosa registra la fonte | Anni dalla prima pietra |
|---|---|---|
| 27 dicembre 1914 | posa della prima pietra | 0 |
| 1915-1918 | guerra; lavori interrotti con i muri perimetrali a tre metri dal suolo | 1-4 |
| 1922 | ripresa dei lavori | 8 |
| luglio 1924 | l’organo del 1872 rimosso e portato a Fiumicello | 9 |
| 27 dicembre 1927 | transetto inaugurato, cripta terminata, nuova sacrestia | 13 |
| 1931 | parte muraria completa | 17 |
Sul muro della cappella contigua alla cripta una pietra incisa reca «Trium Basilicarum minima», la minore delle tre basiliche: lo stesso genitivo latino del «plebem de Tribus Basilicis» con cui la bolla di papa Eugenio III, nel 1152, confermava al vescovo di Treviso la pieve con il castello, la villa e le pertinenze. Chi vuole misurare la durata del cantiere ha due gesti a portata di mano: cercare quella pietra sul muro della cappella, e aprire la Wayback Machine per confrontare la pagina «Storia» del 31 luglio 2007 con la pagina «La Chiesa» del 14 maggio 2008, due versioni dello stesso inizio conservate a un anno di distanza.