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Canne e PietraOrgani storici, arte sacra e architettura religiosa nel Veneto
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Fonti e metodo

Quando le fonti non concordano: il caso dei registri

Lo stesso organo Tamburini di Trebaseleghe conta 58 registri nel 2013, 72 nella scheda del 2014 e 76 nella scheda di Wikibooks: tre cifre per uno strumento, e un metodo per non sceglierne nessuna.

Immagine illustrativa: due documenti dattiloscritti affiancati su un tavolo, cifre diverse cerchiate a matita rossa su ciascuno dei due fogli
Immagine illustrativa. Nessuna fotografia di questo sito documenta un edificio, un’opera o una persona reali.

Quanti registri ha l’organo Tamburini della chiesa arcipretale di Trebaseleghe? Dipende dalla scheda che si apre: 58 nella pagina che l’ex-sito parrocchiale dedicava allo strumento, in versione archiviata il 18 gennaio 2013; 72 nella scheda tecnica dello strumento, archiviata il 27 marzo 2014; 76 nella scheda che Wikibooks dedica alle disposizioni foniche venete. Le tre cifre descrivono lo stesso strumento, e nessuna delle tre è falsa.

Tre conti per uno strumento solo

La divergenza non sta in un refuso isolato: attraversa tre documenti di statuto diverso. La pagina parrocchiale del 18 gennaio 2013 parla di 58 registri su tre manuali e pedale e di 4026 canne. La scheda tecnica dell’anno seguente, intitolata «Grande organo Tamburini/Bonato 1915/2004», numera 72 registri sulle stesse tastiere, con le stesse 4026 canne. La scheda di Wikibooks ferma il conteggio a 76 registri e lascia il numero delle canne in bianco, con un punto interrogativo.

FonteData di letturaRegistriCanne
Pagina «Organo» dell’ex-sito18 gennaio 2013584026
Scheda tecnica dello strumento27 marzo 2014724026
Scheda di Wikibooks5 settembre 202676non indicato

La colonna delle canne stabilizza il quadro: dove le due fonti archiviate concordano, la scheda di Wikibooks tace. Il totale dei registri cambia secondo che si contino o no le unioni, i tremoli e le voci derivate; il corpo fonico, quello, resta.

Perché il totale cresce senza che le canne cambino?

Una scheda conta i comandi, un’altra le file di canne che suonano dietro quei comandi. La differenza si vede nella lista pubblicata da Wikibooks: nel corpo detto «Positivo aperto» la Sesquialtera è indicata su due file e il Cembalo su quattro, nel Grand’Organo il Ripieno grave su quattro file e quello acuto su cinque. Chi somma le voci ottiene un numero, chi somma le file ne ottiene un altro. I tremoli sono accessori e non voci; le unioni tra tastiere non aggiungono canne. Tre criteri legittimi producono tre totali: la scheda che dichiara il proprio criterio rende possibile il confronto, quella che non lo dichiara rende obbligatorio il dubbio.

Quattro tappe in un secolo di officina

Le cifre si leggono anche come tappe. Lo strumento nasce nell’officina di Giovanni Tamburini di Crema: la pagina del 2013 lo dice del 1914, con tre manuali e 42 registri, 32 ai manuali e 10 al pedale, un motore elettrico di 5 cavalli e due pressioni di vento. All’inizio degli anni Settanta Tamburini torna sullo strumento: trasformazione in elettro-pneumatico, aggiunta del corpo detto «positivo aperto», passaggio a 51 registri; Wikibooks assegna l’intervento al 1970. Fra il 2002 e il 2003 lo strumento lascia l’abside della cattedrale di Treviso; il restauro è affidato alla ditta Bonato di Verona, approvato dalla Soprintendenza per il patrimonio storico e artistico di Venezia, e l’inaugurazione a Trebaseleghe cade il 12 aprile 2004.

1914 o 1915: che cosa sposta la data?

Stesso strumento, due anni. Wikibooks apre la scheda con l’anno 1915 e l’Opus 66; la pagina parrocchiale definisce lo strumento del 1914 e precisa l’inaugurazione il 18 marzo 1915 nell’abside della cattedrale di Treviso. Costruzione e inaugurazione sono due momenti, non una contraddizione. L’edificio che lo ospita oggi offre lo stesso esercizio: la pagina «Storia», archiviata il 31 luglio 2007, fa partire i lavori nel 1913, la pagina «La Chiesa», archiviata il 14 maggio 2008, colloca la prima pietra il 27 dicembre 1914, con i muri a tre metri dal suolo quando la guerra interruppe il cantiere. La stessa pagina sosteneva che l’organo attuale lavora «dal 1968»: scritta prima del 2008, contraddice le fonti successive, segno di un aggiornamento mai fatto.

Che cosa dice la scheda che le altre tacciono?

La voce di Wikibooks non si ferma al totale: pubblica la lista dei registri corpo per corpo, con altezze e numero di file. Si leggono così le tre tastiere di 61 note, da Do1 a Do6, la pedaliera concava di 32 note da Do1 a Sol3, la trasmissione elettronica, la consolle mobile in presbiterio e lo strumento a pavimento nell’abside, alle spalle dell’altar maggiore. Le altezze sono scritte, dal Rankett 16’ del Positivo aperto ai due Tuba mirabilis a 8’ e a 4’ del Grand’Organo. Le altre fonti descrivono il medesimo apparato con parole diverse: trasmissione elettronico/seriale l’una, elettronica l’altra; consolle originale del 1914 l’una, mobile l’altra. La lettura di una disposizione fonica comincia da queste scelte di descrizione.

Nel campo delle canne, la scheda di Wikibooks non pubblica una cifra: lascia un punto interrogativo, mentre le due fonti archiviate danno 4026 canne per lo strumento inaugurato il 12 aprile 2004. La stessa pagina del 2013 aggiunge però che il 4 ottobre 2007 fu inaugurato il completamento fonico previsto dal progetto iniziale, con l’inserimento di 7 nuovi registri: da quella data la pagina dichiara 65 registri e 4308 canne. Le fonti disponibili non precisano se l’omissione dipenda da un conteggio da verificare o da una scelta redazionale. Ogni scheda porta qualcosa che le altre non hanno: il peso di 130 quintali compare solo nella pagina del 2013, l’Opus 66 solo nella scheda di Wikibooks.

Tenere insieme tre schede senza sceglierne una

Il metodo costa poco: annotare la data di lettura, lo statuto della fonte e il criterio di conteggio quando è dichiarato. La scheda tecnica archiviata il 27 marzo 2014 è un documento dell’ente che custodiva lo strumento; la pagina del 18 gennaio 2013 lo precede di un anno; la voce di Wikibooks è una descrizione collettiva senza data di revisione. Per controllare un dato di patrimonio religioso esistono repertori pubblici non esaustivi: il Catalogo generale dei beni culturali del Ministero della cultura, il portale BeWeB, la Wayback Machine. Dove si verifica un dato di patrimonio religioso è scritto altrove nella rivista; qui basta la regola di Trebaseleghe: quando due fonti divergono, si scrive che divergono, con entrambe le cifre e entrambe le date.

Resta il gesto. Prendere la lista di Wikibooks e i 72 registri numerati della scheda del 27 marzo 2014, corpo per corpo, e segnare dove i nomi coincidono: si comincia dal Positivo aperto, dal Principale dolce al Cromorno, e in mezza pagina il numero smette di essere una questione di fiducia e diventa un elenco di presenze e assenze.