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Chiesa arcipretale

La cripta e il battistero, le due età opposte della chiesa

Sotto il presbiterio, tre navate di colonnine in pietra d’Istria; accanto all’altare, l’unica sala che resta del Trecento. Cripta e battistero sono le due età opposte della chiesa arcipretale di Trebaseleghe.

Immagine illustrativa: cripta voltata a archi ribassati sostenuti da esili colonne di pietra chiara, luce bassa che scende da una scala laterale
Immagine illustrativa. Nessuna fotografia di questo sito documenta un edificio, un’opera o una persona reali.

La cripta della chiesa arcipretale di Trebaseleghe risultava già terminata il 27 dicembre 1927, giorno in cui fu inaugurato il transetto; il battistero, cappella collocata a sinistra dell’altare, è invece l’unica parte dell’edificio che risale al Trecento. Due sale vicine e di età opposta: leggerle insieme serve a capire che cosa la chiesa attuale ha ereditato e che cosa ha costruito fra il 1914 e il 1931.

Due sale, due età, due archivi

Le descrizioni di questi due ambienti arrivano da due pagine dell’ex sito parrocchiale conservate dalla Wayback Machine: «La Chiesa», versione archiviata il 14 maggio 2008, e «Storia», versione archiviata il 31 luglio 2007. La voce «Trebaseleghe» di Wikipedia, letta il 5 settembre 2026, presenta l’edificio come di origini antichissime, risalenti almeno all’VIII secolo, e in stile neogotico. Sull’architetto le fonti non si accordano nemmeno sul nome: la voce di Wikipedia scrive Domenico Rupolo, la pagina «Storia» scrive Domenico Ruolo e lo data 1861-1945. Non è un dettaglio da poco, perché chi cerca lo stesso progetto in due repertori trova due grafie. La regola adottata qui è riportarle entrambe, come si fa ogni volta che le fonti non concordano.

Quanto Trecento c’è nel battistero?

Secondo la pagina «Storia», a Trebaseleghe sorse una nuova chiesa nella prima metà del Trecento, e un’altra più spaziosa fra il 1467 e il 1474. Di quest’ultima resta, della struttura trecentesca, il solo presbiterio: l’attuale battistero. L’edificio era abbastanza noto da comparire in una lettera del 2 gennaio 1484 con cui il doge Giovanni Mocenigo lo definiva «chiesa celebrissima e devotissima» scrivendo al podestà di Noale. Oggi la cappella conserva al centro la vasca di marmo; sopra, una cupola in rame lavorato a sbalzo eseguita nel 1965 porta otto pannelli, quattro dedicati ai simboli del battesimo e quattro alla storia della parrocchia. Il campanile era invece cominciato nel 1588, alto 50 metri, in sostituzione di uno precedente; la voce di Wikipedia lo colloca genericamente nel XVI secolo.

La cripta, tre navate sotto il presbiterio

La cripta occupa tutta l’area sottostante il presbiterio ed è divisa in tre navate da due file di esili colonne di pietra bianca d’Istria, che sostengono un soffitto ad archi ribassati. Vi si scende per due rampe marmoree, e alla base della gradinata è collocato lo stemma del comune di Trebaseleghe. In questo spazio nacque il gruppo ligneo della Pietà: opera dello scultore Sigifrido Demetz, offerto dai parrocchiani all’arciprete il 27 dicembre 1927, in occasione del suo venticinquesimo di sacerdozio, e rimaneggiato nel 1948 dal Barbieri. La cripta, i cui lavori erano già terminati il 27 dicembre 1927, fu quindi il primo luogo del gruppo ligneo, che la stessa pagina colloca poi in una nicchia a destra dell’altare, senza datare lo spostamento.

La pietra incisa accanto alla cripta

Sul muro della cappella contigua alla cripta è incisa la dicitura «Trium Basilicarum minima», la minima delle tre basiliche. La frase riapre la questione più discussa del paese, quella del nome. La prima citazione documentaria è nella bolla di papa Eugenio III del 1152, che confermava al vescovo di Treviso la «pieve di Trebaseleghe con il castello, il villaggio e le sue pertinenze». La voce di Wikipedia enumera quattro famiglie di ipotesi, la prima con due varianti: tre luoghi sacri, oppure le tre chiese di Trebaseleghe, Cappelletta e Fossalta; i «tre vichi», cioè tre borghi; una derivazione da «Tresbasilice», terre del vescovo di Treviso; una suddivisione agrimensoria detta «Tribusi-Eleghe». La pagina «Storia» segue un’altra pista, dal greco-latino «basilica» come edificio porticato per la giustizia, il commercio e la distribuzione del grano, su un’area di circa 7500 mq detta «Prà della Fiera», richiamata dallo stemma civico concesso nel 1920. Nessuna fonte chiude la discussione, e la stessa voce di Wikipedia lo ammette: in assenza di documenti non si può stabilire a quali tre basiliche il nome faccia riferimento.

Diciassette anni, con la cripta a metà strada

Le due date di inizio vanno dichiarate: la pagina «Storia» scrive 1913, la pagina «La Chiesa» pone la prima pietra il 27 dicembre 1914. Da lì, il cantiere lungo diciassette anni procede a intermittenza. I lavori si fermano con la prima guerra mondiale, fra il 1915 e il 1918, quando i muri perimetrali sono a tre metri dal suolo, e riprendono nel 1922; nel solo 1918 l’epidemia detta «spagnola» causa oltre 120 vittime in paese. La Giunta Municipale cede gratuitamente il terreno per l’ampliamento della svolta stradale sulla Castellana. Il 27 dicembre 1927 il transetto viene inaugurato con la benedizione del vescovo, e nello stesso giorno risultano compiute la cripta e la nuova sacrestia. Nel 1931 la parte muraria è completa: diciassette anni esatti dalla prima pietra.

DataEvento documentatoFonte e data di lettura
1913Inizio lavori della chiesa attualePagina «Storia», archiviata il 31 luglio 2007
27 dicembre 1914Posa della prima pietraPagina «La Chiesa», archiviata il 14 maggio 2008
1915-1918Interruzione, muri perimetrali a tre metri dal suoloPagina «La Chiesa», archiviata il 14 maggio 2008
1922Ripresa dei lavoriPagina «La Chiesa», archiviata il 14 maggio 2008
27 dicembre 1927Transetto inaugurato, cripta terminata, sacrestia compiutaPagina «La Chiesa», archiviata il 14 maggio 2008
1931Parte muraria completa, diciassette anni dalla prima pietraPagina «La Chiesa», archiviata il 14 maggio 2008

Dove si controllano queste date?

Le due sale si leggono oggi in sequenza inversa rispetto alla loro età: la cripta del 1927 sta sotto il presbiterio, il battistero trecentesco è a sinistra dell’altare. Un controllo resta immediato: contare gli otto pannelli della cupola in rame e verificare la divisione quattro e quattro fra simboli e storia, confrontandola con la descrizione della pagina archiviata del 14 maggio 2008. Per le date, i repertori pubblici aiutano ma non chiudono la ricerca: il Catalogo generale dei beni culturali del Ministero della cultura e BeWeB, il portale dei beni ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana, sono dichiaratamente non esaustivi e non sostituiscono le fonti locali. Il gesto più utile è un altro: aprire la Wayback Machine, cercare l’indirizzo dell’ex sito parrocchiale e affiancare le due versioni del 31 luglio 2007 e del 14 maggio 2008, per vedere dove le due pagine divergono.