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Arte sacra

Il gruppo ligneo della Pietà e i suoi spostamenti

Il gruppo ligneo della Pietà entra nella chiesa il 27 dicembre 1927, dono dei parrocchiani all’arciprete. Le fonti archiviate lo danno nella cripta e non documentano gli spostamenti successivi.

Immagine illustrativa: gruppo scultoreo in legno policromo entro una nicchia poco profonda, panneggi intagliati e patina scura, illuminazione radente
Immagine illustrativa. Nessuna fotografia di questo sito documenta un edificio, un’opera o una persona reali.

Il gruppo ligneo della Pietà ha una data di ingresso documentata nella chiesa arcipretale di Trebaseleghe: il 27 dicembre 1927, quando i parrocchiani lo offrirono all’arciprete per i venticinque anni del suo sacerdozio. La pagina che lo descrive, letta nella versione archiviata il 14 maggio 2008, lo dice di legno, opera dello scultore Sigifrido Demetz, e lo dichiara originariamente posto nella cripta. La stessa pagina lo colloca oggi a destra dell’altare, in una nicchia dedicata esclusivamente ad esso; non dice però quando lo spostamento sia avvenuto. Da questa assenza parte ogni discorso sensato sul percorso dell’opera.

La data non sta sola nella pagina. Il 27 dicembre 1927 il testo registra insieme tre eventi di cantiere: l’inaugurazione del transetto con la benedizione del Vescovo, la cripta terminata, la nuova sacrestia compiuta. Il dono del gruppo ligneo si inserisce in quella giornata per una ragione diversa, la ricorrenza personale del destinatario, e la fonte lo annota in una riga separata. Fra le date dell’opera e quelle dell’edificio che la riceve, il confronto è questo.

Tre righe, tre date, una sola fonte

Le date che toccano l’opera e l’edificio, in una tabella.

DataChe cosa la fonte registraDove si legge
27 dicembre 1914Prima pietra dell’edificio attualepagina «La Chiesa», versione archiviata del 14 maggio 2008
27 dicembre 1927Transetto inaugurato, cripta terminata, nuova sacrestia compiuta, gruppo ligneo offerto all’arcipretestessa pagina, stessa versione
1948Intervento di miglioramento sul gruppo, con il nome di Barbieristessa pagina, stessa versione

La tabella mostra anche un limite: le tre date escono tutte dalla stessa pagina, nella medesima versione, e la fonte che fissa il dono non è indipendente da quella che fissa la muratura. Dalla stessa pagina si apprende che tutta la parte muraria risultava completa nel 1931, diciassette anni esatti dalla prima pietra: il cantiere che riceve il gruppo ligneo non era ancora chiuso.

Che cosa la fonte dice, e che cosa non precisa

Sull’opera la pagina archiviata dà quattro informazioni e tace su tutte le altre. Dà la materia, il legno. Dà l’autore, Sigifrido Demetz, del quale non pubblica né date né altra opera. Dà un intervento successivo, il gruppo «migliorato nel 1948 dal Barbieri», con un verbo che non precisa natura né estensione del lavoro. Dà infine la collocazione iniziale, la cripta. Non precisa chi abbia seguito l’opera dopo il 1948, se e quando sia stata spostata, dove si trovasse al momento in cui la pagina è stata scritta. Non precisa nemmeno in che materiale sia stato fatto il «miglioramento», né se lo scultore vi abbia avuto parte. Su questi punti la fonte non precisa, e il vuoto va dichiarato invece di colmarlo.

Perché la cripta, e in quale cripta?

La collocazione iniziale non è un dettaglio neutro. La cripta occupa tutta l’area sottostante il presbiterio ed è divisa in tre navate da due file di esili colonne di pietra bianca d’Istria, che reggono un soffitto ad archi ribassati; due rampe marmoree vi conducono. In quello spazio il gruppo ligneo è registrato al suo primo posto; la nicchia dedicata esclusivamente ad esso, a destra dell’altare, è la collocazione che la stessa pagina descrive al presente. Quando la cripta sia stata costruita, la pagina non lo data: l’unico punto fermo è che il 27 dicembre 1927, giorno del dono, era terminata. Per la parte bassa dell’edificio la rivista ha una pagina dedicata alla cripta e il battistero, costruita sugli stessi dati.

Gli spostamenti che la fonte non registra

Un interno che resta in cantiere per anni sposta le opere per necessità, e la stessa pagina ne documenta uno, fra gli strumenti precedenti. L’organo inaugurato nel 1872 rimase sopra la porta maggiore della vecchia chiesa fino al luglio 1924, quando fu rimosso per la prosecuzione dei lavori e portato alla parrocchiale di Fiumicello, dove la fonte lo dice ancora presente. Data, motivo, destinazione: è in questa forma che uno spostamento entra nella storia scritta. Del gruppo ligneo la pagina non conserva nulla di simile, né prima né dopo il 1948. Dire che «è sempre rimasto lì» sarebbe altrettanto infondato che assegnargli una collocazione attuale: il primo fatto registrato è la cripta, e l’elenco finisce lì.

Quanto pesa una pagina ferma al 2008?

La domanda ha una risposta dentro lo stesso edificio. La pagina che descrive la Pietà afferma, a proposito dello strumento, che «l’organo attuale svolge il suo lavoro dal 1968»; la pagina «Organo», letta nella versione del 18 gennaio 2013, e la scheda tecnica, nella versione archiviata il 27 marzo 2014, raccontano invece un trasferimento fra il 2002 e il 2003 e un’inaugurazione dello strumento restaurato il 12 aprile 2004. La prima affermazione non era stata aggiornata: due fonti successive la correggono. Per il gruppo ligneo non esiste una pagina successiva che aggiorni la collocazione: il dato del 14 maggio 2008 resta l’ultimo, e va citato con la sua data.

Sulle date dell’edificio corre lo stesso doppio binario: la pagina «Storia», letta nella versione del 31 luglio 2007, fa partire i lavori nel 1913, la pagina «La Chiesa» pone la prima pietra il 27 dicembre 1914. Entrambe restano in campo, perché l’una parla di inizio lavori e l’altra di prima pietra. Su dove si verifica un dato di patrimonio religioso la rivista dedica una pagina al metodo.

Legno e tempera: due livelli di certezza

Il confronto con un’altra opera della stessa chiesa aiuta. La pala attribuita ad Andrea da Murano è data dalla fonte come attribuzione: tempera eseguita probabilmente a cavallo fra il XV e il XVI secolo, in tre parti, su una tavola centinata di 2,27 metri quadrati, che nasconde in parte il grande organo. Qui la pagina usa il condizionale dell’attribuzione; per il gruppo ligneo usa un nome, una materia, due date. Sono due gradi di certezza diversi, e vanno tenuti separati: un’attribuzione si discute, una consegna datata si verifica. Confondere i due registri è il modo più rapido per far dire alle fonti più di quanto dicono.

Resta una lettura da fare in due passi. Prima la pietra: sul muro della cappella contigua alla cripta è incisa la scritta «Trium Basilicarum minima», che la pagina archiviata non spiega e che il lettore può tenere accanto alla riga sulla Pietà, offerta nello stesso giorno del transetto. Poi le versioni: quella del 14 maggio 2008, che fissa il gruppo nella cripta e non lo muove più, e quelle dell’organo, corrette nel 2013 e nel 2014. La distanza fra le due serie di righe misura quanto una singola pagina archiviata può dire di un’opera, e dove tace.