Architettura religiosa
Pievi e campanili della terraferma veneta
Che cosa sia una pieve lo dice una bolla del 1152; come si data un campanile lo mostrano due pagine archiviate che danno della stessa chiesa due date diverse, e non le spiegano.
La pieve è la chiesa madre a cui fanno capo, come cappelle soggette, le chiese dei villaggi vicini: a Trebaseleghe lo attesta la bolla con cui papa Eugenio III, nel 1152, confermava al vescovo di Treviso la «plebem de Tribus Basilicis cum castro et villa et pertinentiis suis», la pieve con il castello, il villaggio e le pertinenze. Datare un campanile significa dire che cosa un documento registra e che cosa tace: il caso di Trebaseleghe mostra entrambe le cose.
La bolla del 1152 e le cappelle che dipendevano dalla pieve
La pagina «Storia» dell’ex sito parrocchiale, nella versione archiviata il 31 luglio 2007, afferma che Trebaseleghe era già parrocchia nel 980 e che il toponimo «Tribus Basilicis» compare per la prima volta in quella bolla, con la quale papa Eugenio III definiva i diritti del vescovo di Treviso sulla pieve. Documenti del 1158 registrano l’investitura degli Avogari come feudatari del vescovo. L’elenco delle chiese che facevano capo alla pieve come a chiesa madre è a sua volta uno strumento di datazione: Fossalta, Piombino Dese, Levada, Scandolara, Rio San Martino, Scorzé e Cappelletta. Un nome scritto in quell’elenco segna un punto fermo: da quell’anno la chiesa esisteva, e nessuna fonte qui riprodotta dice da quanto.
Tre basiliche, o qualche altra cosa?
Il toponimo ha prodotto più di una spiegazione e le fonti riprodotte qui non convergono. Quella che la pagina «Storia» definisce più accreditata risale al greco-latino «basilica», l’edificio porticato che nell’antichità sorgeva vicino al foro per la giustizia, il commercio e la distribuzione del grano: tre di questi edifici, nell’area di circa 7500 metri quadrati detta «Prà della Fiera», avrebbero dato il nome al villaggio. Altre letture candidano tre luoghi sacri, anche semplici celle o edicole, oppure le chiese di Trebaseleghe, Cappelletta e Fossalta, oppure ancora «tre vichi», tre borghi. Una versione più recente deriva il nome da «Tresbasilice», evoluzione di «trimasilice», le terre in cui il vescovo di Treviso possedeva proprietà estese. Lo stemma comunale, concesso con regio decreto il 27 maggio 1920, porta nello scudo inferiore tre portici a tre vani e richiama una di queste spiegazioni: l’araldica ha scelto, l’etimologia no.
Il campanile iniziato nel 1588
La data che riguarda il campanile è una sola: nel 1588 fu iniziata la costruzione della torre attuale, alta 50 metri, in sostituzione di una precedente. Sono tre informazioni di natura diversa. La prima è un inizio di cantiere, non un compimento, e le fonti riprodotte qui non precisano l’anno in cui i lavori terminarono. La seconda è una misura, da verificare sulla fabbrica. La terza implica un edificio più antico, del quale le fonti non danno né data né aspetto. Torre e chiesa attuale hanno date di nascita separate di più di tre secoli, e attribuire loro lo stesso anno è l’errore che i documenti permettono di evitare.
Che cosa resta della pieve medievale?
Poco in pietra, molto su carta. Secondo la pagina «Storia» il luogo era già sacro in epoca romana, con reperti di una necropoli antica, e conserva i resti di una chiesa longobarda dell’VIII secolo, la prima di cui resti memoria. Il castello apparteneva al vescovo di Treviso ed è quello citato nella bolla; villaggio e castello furono devastati nel 1224 dalle truppe di Ezzelino da Romano, e il centro perse prestigio quando l’Avogaro trasferì la propria sede a Noale, le cui sorti il paese seguì fino al 1806. Delle chiese precedenti sopravvive una sola parte: l’attuale battistero, che fu il presbiterio della chiesa trecentesca. Una chiesa più spaziosa fu innalzata dal 1467 al 1474, e il doge Giovanni Mocenigo, nella lettera del 2 gennaio 1484 al podestà di Noale, la definiva «chiesa celebrissima e devotissima».
Due date per la stessa chiesa
Sulla nascita dell’edificio attuale le due pagine archiviate divergono, e nessuna delle due spiega lo scarto. La pagina «Storia» fa partire i lavori nel 1913 su disegno dell’architetto Domenico Ruolo (1861-1945), per iniziativa dell’arciprete don Vittore Reginato (1879-1961); la pagina «La Chiesa», versione archiviata il 14 maggio 2008, pone la prima pietra il 27 dicembre 1914, racconta l’interruzione della guerra con i muri fermi a tre metri dal suolo, la ripresa nel 1922, il transetto del 27 dicembre 1927 e la muratura compiuta nel 1931, diciassette anni dopo la prima pietra. Anche il cognome dell’architetto si scrive in due modi: «Ruolo» nella pagina del 2007, «Rupolo» nella voce di Wikipedia. Il testo non sceglie né una grafia né una data.
| Anno | Che cosa registrano le fonti | Fonte |
|---|---|---|
| 980 | Trebaseleghe è già parrocchia | pagina «Storia», versione del 31 luglio 2007 |
| 1152 | La bolla di Eugenio III nomina pieve, castello e villa | pagina «Storia», versione del 31 luglio 2007 |
| 1588 | Inizia la costruzione del campanile attuale, alto 50 metri | pagina «Storia», versione del 31 luglio 2007 |
| 1913 | Inizio dei lavori della chiesa attuale | pagina «Storia», versione del 31 luglio 2007 |
| 27 dicembre 1914 | Prima pietra | pagina «La Chiesa», versione del 14 maggio 2008 |
| 1931 | Parte muraria completa, diciassette anni dopo la prima pietra | pagina «La Chiesa», versione del 14 maggio 2008 |
La datazione va rifatta ogni volta che cambia la fonte: è il lavoro delle versioni archiviate. La pagina «La Chiesa» del 2008 affermava che l’organo attuale lavorava «dal 1968»; le versioni del 2013 e del 2014 raccontano altra cosa: trasferimento a Trebaseleghe fra il 2002 e il 2003, restauro affidato alla ditta Bonato di Verona, inaugurazione il 12 aprile 2004. La pagina non era stata aggiornata, e una data vecchia resta online senza avvertire chi legge. Lo stesso ragionamento vale quando le fonti non concordano sui numeri: la pagina del 2013 conta 58 registri, la scheda tecnica archiviata il 27 marzo 2014 ne elenca 72 numerati, e la differenza dipende da che cosa si decide di contare. Aiutano i repertori pubblici, il Catalogo generale dei beni culturali e BeWeB: raccolgono schede, non garanzie, e nessuno dei due è esaustivo.
La pietra che si dichiara minore
Sul muro della cappella contigua alla cripta è incisa una pietra con la scritta «Trium Basilicarum minima», la minore delle tre basiliche. È il punto in cui le ipotesi sul nome, la bolla del 1152, lo stemma concesso nel 1920 e il cantiere chiuso nel 1931 si toccano in un oggetto visibile. L’esercizio richiede due passaggi: leggere la pietra, poi lo stemma comunale alla base della gradinata della chiesa arcipretale, con i suoi tre portici a tre vani, e chiedersi quale delle spiegazioni del toponimo descrivano entrambe le immagini. Le due pagine archiviate si aprono in pochi minuti, e la discordanza sulle date si vede da sola.